Donald Jackson – il primo manoscritto biblico del nuovo millennio

Il primo manoscritto biblico del millennio, realizzato da Donald Jackson, rappresenta senz’altro un ponte tra passato e presente; un veicolo di cultura, arte e riflessione in un mondo in continua evoluzione.

The Saint John’s Bible, dettaglio; foto: Saint Jonh’s University, Collegeville, Minnesota, 2014

Quando si parla di manoscritti mi tornano alla mente le meravigliose immagini del film Il nome della rosa, del 1986, diretto da Jean-Jacques Annaud: l’Abbazia con quell’atmosfera piuttosto cupa dovuta alla scarsa illuminazione, la labirintica biblioteca ottagonale e lo scriptorium. Ve lo ricordate? Tutte quelle immagini sono ancora impresse nella mia memoria e chissà che non siano state proprio loro ad accendere in me la scintilla e l’amore per la calligrafia.
Ma quello che vi farò vedere oggi, vi lascerà davvero senza fiato!

Fotogrammi tratti dal film Il nome della Rosa

Chi è Donald Jackson

Donald Jackson è nato nel 1938 a Leigh, Lancashire, Inghilterra.
All’età di 13 anni, gli è stata assegnata una borsa di studio di due anni alla Bolton School of Art in Inghilterra, dove si è formato sui fondamenti del design e del lettering. Ha poi proseguito gli studi a Londra fino a l’età di 21 anni, specializzandosi in calligrafia e miniatura presso la Central School of Arts And Crafts.
Dopo aver completato gli studi, Donald Jackson ha iniziato a lavorare come calligrafo freelance e all’età di 20 anni circa, è stato nominato docente ospite al Camberwell College of Art.
Nel 1964 è stato nominato scrivano presso il Crown Office della Camera dei Lord, diventando così uno dei più giovani a ricevere questo prestigioso onore nella calligrafia britannica.
Nei primi anni 70, ha fondato il proprio studio professionale.
Dal 1972 al 1974, è stato presidente della Society of Scribe and Illuminators.

Negli anni 70 e 80, Jackson ha ottenuto numerosi riconoscimenti per i suoi innovativi design di lettering e per il suo contributo all’arte, consolidando la sua reputazione all’interno dei circoli calligrafici professionisti.
Nel 1997, è stato nominato Master of the Guild of Scriveners of the City of London. Il suo lavoro su commissioni di alto profilo, in particolare documenti reali, è culminato nel 1985 con l’assegnazione della Medal of the Royal Victorian Order (MVO) della regina Elisabetta II, conferita per l’esemplare servizio personale al sovrano, attraverso una calligrafia eccezionale.

Il grande prodigio

Sin da bambino, Donald Jackson, ha mostrato una naturale affinità per l’espressione artistica, in particolare attraverso schizzi e lettering autodidatti, tanto da ricevere una borsa di studio all’età di appena 13 anni! Poi ci fu un memorabile incontro nella cappella Wesleyana di Bedford, con l’iscrizione in oro: “Adora il Signore nella bellezza della Santità”, che lo ha colpito a tal punto da fargli intuire il fascino emotivo delle sacre scritture.

Una volta terminati gli studi, i suoi primi impegni professionali si sono concentrati sulla realizzazione di lettering personalizzati per una varietà di clienti, tra cui editori di libri e organizzatori di eventi, per i quali realizzava, a mano, inviti miniati e frontespizi che combinavano la scrittura classica con piccoli cenni contemporanei.

Lo stile di Jackson si è infatti evoluto col tempo, da una rigorosa aderenza alle scritture storiche, apprese durante la sua formazione, verso interpretazioni più innovative che combinavano elementi astratti e layout sperimentali, consentendogli di adattare la calligrafia alle più moderne esigenze del graphic design.

Nel 1964, e dunque a soli 26 anni, è stato nominato scrivano presso il Crown Office della Camera dei Lord, divenendo in poco tempo una figura chiave per la realizzazione della documentazione ufficiale della monarchia.
Esempi notevoli della sua produzione includono Documenti cerimoniali e Discorsi presentati durante le occasioni di Stato, come le Iscrizioni alla nobiltà e le Proclamazione reali, così come le Rievocazioni storiche; tutti finemente decorati e miniati utilizzando materiale tradizionale come pergamena, foglia oro e pigmenti naturali, per rispettare i protocolli secolari. Tuttavia Jackson è sempre riuscito a bilanciare la stretta aderenza alle tradizioni della corona – garantendo leggibilità, simbolismo e formalità – con un tocco artistico personale, evidente nelle sottili variazione degli svolazzi e nelle miniature che riflettono sempre il suo approccio innovativo alle forme classiche. Questa combinazione ha migliorato il significato estetico e culturale delle produzioni ufficiali senza comprometterne il loro scopo autorevole.

Nel corso della sua carriera, Donald Jackson ha creato numerosi rotoli personalizzati e manoscritti miniati per privati, istituzioni e personalità ufficiali, cercando sempre di integrare temi moderni e tecniche sperimentali.
Molte delle sue opere hanno avuto visibilità attraverso innumerevoli mostre organizzate in sedi prestigiose e Musei e ad oggi fanno parte delle loro collezioni permanenti.

Ma l’apice della carriera di Jackson, è stato senza alcun dubbio, la creazione della Bibbia di San Giovanni, un’opera monumentale che gli è stata commissionata nel 1998 ed è stata completata nel 2011, dopo 13 anni di assiduo lavoro che ha coinvolto un team di scribi, artisti e assistenti, presso il suo scriptorium in Galles.

La bibbia di San Giovanni

Questo progetto ha fatto rivivere la tradizione monastica medievale delle Bibbie miniate a mano perché di fatto è la prima commissione di questo tipo, da parte di un monastero benedettino, in oltre 500 anni. La novità assoluta è che sono state utilizzate scritture contemporanee accostate ad altre di derivazione storica (in particolare dalla Minuscola Carolina) e le miniature sono assolutamente contemporanee pur utilizzando inchiostri, colori e foglia oro nella maniera tradizionale. Tutto ciò per rendere le Sacre Scritture accessibili ad un pubblico moderno.

Sette grandi volumi, con 1150 pagine scritte a mano su pergamena di vitello, con oltre 1000 miniature di immagini contemporanee, con riferimenti alla vita moderna, alle donne, ai poveri e alle diverse culture, per “accendere l’immaginazione spirituale”.
Come direttore artistico, scriba e miniatore, Jackson ha supervisionato la produzione e l’uso di inchiostri al nerofumo resistenti allo sbiadimento; di colori realizzati con pigmenti naturali; penne di cigno e oca tagliate a mano; foglia oro 24 carati, argento e platino applicati con metodo tradizionale; cercando di garantire al contempo, l’allineamento teologico attraverso consultazioni con un comitato gli studiosi.

Jackson ha progettato più di 160 miniature, ciascuna delle quali rappresenta un’interpretazione meditativa del testo biblico piuttosto che un’illustrazione letterale, fondendo tecniche medievali come la doratura di lettere in rilievo, motivi simbolici e immagini moderne tratte dalla scienza, dalle culture globali e da eventi contemporanei.

La miniatura della Creazione nella Genesi (foto in basso) raffigura i sette giorni della creazione con forme cosmiche vorticose ispirate alle osservazioni astronomiche, viste satellitari del delta del Nilo per la terra che emerge dall’acqua e figure umane influenzate dall’arte rupestre africana per evocare le origini evolutive, il tutto con la presenza della foglia oro per simboleggiare l’ordine divino in mezzo al caos.

Allo stesso modo, la genealogia di Cristo nel Vangelo di Matteo (foto a sinistra) incorpora una doppia elica del DNA, realizzata in oro, su una Menorah (candelabro a sette braccia, simbolo antico e centrale dell’ebraismo), a simboleggiare l’umanità di Gesù e l’interconnessione di tutte le persone. Nella Scala di Giacobbe (Genesi) invece, gli angeli dorati incorporei sembrano fondersi in un paesaggio astratto popolato da ali di farfalla come metafora per incontri divini effimeri (due foto in basso).

Anche questa miniatura è incredibile, mi fa pensare ai ritratti di klimt, non solo per la presenza della foglia oro, ma questa donna sembra incarnare due vite poiché il viso è suddiviso in due parti, quella di destra sembra una giovane donna dei nostri tempi, con i capelli al vento, quella di sinistra un suo avo (un indiano d’America?) con monili e capelli intrecciati con strisce colorate. I dieci comandamenti (la prima immagine in basso) invece sembra un’opera scaturita dalla mente di Depero.

Insomma ce n’è davvero per tutti i gusti. E poi ci sono tanti stili di scrittura: uno posato ed estremamente leggibile per i testi principali, rigorosamente in nero, uguale per tutti i volumi, variante personalizzata della Minuscola Carolina; altri gestuali, colorati e dorati per evidenziare passi particolarmente significativi o evocativi, attirando l’attenzione del lettore su determinati punti chiave. L’utilizzo di colori vivaci e tratti più liberi contribuisce senz’altro, a creare un contrasto dinamico e coinvolgente, rendendo la lettura più stimolante e interessante; anche i capilettera, rigorosamente moderni, hanno stili diversi nei vari volumi pur mantenendo una coerenza stilistica.

Altre pagine della Bibbia di San Giovanni

Il manoscritto originale, non rilegato, risiede nella biblioteca della Saint John’s University, ma sono stati realizzati anche 300 facsimili di alta qualità, esposti in tutto il mondo e adottati da varie istituzioni.

Pubblicazioni

Donald Jackson ha anche pubblicato numerosi libri, tra cui ne segnalo tre:The story of Writing (1981) di cui esiste anche una versione italiana La scrittura nei secoli, in cui illustra il processo con cui l’uomo ha imparato a rappresentare il proprio linguaggio attraverso la scrittura; The Calligrapher’s Art (1985), una guida pratica che approfondisce le sue tecniche personali, la sua filosofia e il suo portfolio di opere commissionate, illustrando come la calligrafia possa combinare forma, ritmo e significato per evocare risposte emotive e spirituali; Illuminating the Word: The Making of the Saint John’s Bible (2005), scritto principalmente da Christopher Calderhead che documenta la creazione del suo monumentale progetto.

In questo volume Jackson illustra il processo con cui l’uomo ha imparato a rappresentare il proprio linguaggio per mezzo della scrittura, ripercorrendone lo sviluppo dei sistemi di scrittura, dalle incisioni rupestri preistoriche alle scritture antiche come i geroglifici cuneiformi, fenici ed egiziani, fino ai manoscritti miniati medievali e alla moderna rinascita della calligrafia.

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Jackson ha anche contribuito in modo significativo a: Illuminating the Word: The Making of the Saint John’s Bible (2005), un volume complementare scritto principalmente da Christopher Calderhead che documenta la creazione del suo monumentale progetto. In quest’opera, Jackson descrive in dettaglio la sua direzione artistica, inclusa la selezione della pergamena, la collaborazione di squadra con scribi e miniatori l’integrazione di immagini contemporanee con testi antichi attraverso tecniche come la doratura e la progettazione di testi personalizzati. I suoi contributi evidenziano le sfide del progetto, come l’adattamento della Lectio Divina benedettina all’esegesi visiva, e i trionfi nella produzione di oltre 1100 miniature, offrendo ai lettori uno sguardo sulla combinazione e armonia fra tradizione e innovazione.

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Donald Jackson ha realizzato davvero un manoscritto monumentale, il primo in questo nuovo millennio (e si spera non l’ultimo) che rappresenta un ponte tra passato e presente. I testi infatti sono quelli tradizionali ma scritti con calligrafie moderne e affiancati da immagini che riflettono la cultura moderna, con i suoi pro e contro, ispirate proprio da questioni attuali, come la tecnologia, le scoperte scientifiche, l’identità e la memoria collettiva.
Questo è senza dubbio un tributo alla tradizione manoscritta e alla codificazione del sapere, ma reinterpretate con le tecnologie e le sensibilità contemporanee.

Personalmente adoro questo tipo di approccio, mentre non apprezzo per niente, la mera riproduzione di miniature e immagini che fanno parte di un bagaglio culturale risalente a diversi secoli fa e che, spesso, non siamo nemmeno in grado di decodificare del tutto, come evidenziato nell’articolo riguardante i marginalia.
Essere creativi significa saper sfruttare la capacità della propria mente per generare idee originali e innovative; implica curiosità, grande flessibilità mentale e soprattutto il coraggio di sperimentare soluzioni che vadano al di là del conosciuto e del convenzionale.
Donald Jackson, a mio parere, lo ha fatto in modo magistrale.
E a voi, è piaciuto questo manoscritto?


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4 pensieri su “Donald Jackson – il primo manoscritto biblico del nuovo millennio

  1. Questo articolo mi ha fatto venire voglia di leggere la Bibbia, sopratutto vedere come è scritta da chi sa affascinare con il tratto prima ancora di comprendere lo scritto

Ciao, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, per favore lascia un commento

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