Anatomia della lettera cancelleresca ma non solo

Quando si studia calligrafia è opportuno acquisire familiarità anche con alcuni termini che identificano i vari tratti che compongono una lettera (o un carattere).
Come si chiamano le singole parti di una lettera

Quando cominciamo a studiare calligrafia e quindi a scrivere, è opportuno acquisire familiarità anche con alcuni termini che identificano i vari tratti che compongono una lettera (o un carattere).
Purtroppo non esiste una nomenclatura ufficiale che metta d’accordo calligrafi, paleografi e tipografi: ognuno ha un suo lessico preferito ma in ultima analisi, i termini impiegati risultano piuttosto simili tra loro.

In questo articolo illustrerò alcuni dei termini più comuni e altri più specifici della scrittura Cancelleresca (o Italica), come ad esempio i tre tratti principali, presi direttamente dai manuali dei maestri calligrafi rinascimentali.

  1. Tratto verticale
  2. Tratto di testa
  3. Tratto trasversale o obliquo

Questi tre tratti sono quelli che ci servono per costruire la prima lettera dell’alfabeto ma in sostanza sono anche quelli che compongono la maggior parte delle lettere di questo tipo di scrittura. Possono essere allungati, tirati, capovolti ma gira e rigira sono sempre gli stessi.

Il tratto trasversale che si traccia dal basso verso l’alto, può essere inoltre concavo come nel caso della a e della g, o convesso come nelle lettere h, m, n, p (quest’ultima visibile in basso).

La riga sulla quale scriviamo si chiama linea di base.
Le lettere sono formate in alcuni casi solo da un corpo come: a, c, e, m, n, o, etc.;
in altri casi sono formate da corpo + un tratto ascendente (o asta ascendente) come: b, d, h, l, etc.;
oppure da corpo + un tratto discendente (o asta discendente) come g, p, q, etc.
infine la lettera f, è formata da corpo + un tratto ascendente + un tratto discendente.


Come si chamano le varie parti di una lettera?

Molte lettere di questo stile, presentano un piccolo tratto obliquo che si usa come tratto d’inizio delle aste verticali, tracciato a 45º dal basso verso l’alto, e come tratto di chiusura dei tratti di testa, tracciato sempre a 45º ma dall’alto verso il basso.


Le nostre lettere si appoggiano sempre sulla nostra linea di base con uno o più piedi (la m e la n na hanno rispettivemente 3 e 2) che possono avere forme diverse;
il tratto obliquo che dal piede si rivolge verso l’alto e a destra, si chiama risvolto.
Il trattino sulla i, eseguito come un rombo, così come eventuali elementi decorativi di questa forma, si chiama diamante.


Gli elementi semicircolari prendono il nome di pance; nel caso della lettera B abbiamo una pancia superiore e una inferiore.


Il tratto obliquo delle lettere R, k, K, tracciato da sinistra verso destra e e dall’alto verso il basso, si chiama gamba.


Lo spazio vuoto e circoscritto di alcune lettere, si chiama occhiello.


Il tratto allungato della Q si chiama coda; i tratti orizzontali della E si chiamano bracci; il tratto sinuoso della S si chiama spina.


Poi abbiamo gli svolazzi che sono ampi tratti di penna utilizzati dai maestri calligrafi rinascimentali come ornamento del testo.


Nelle lettere minuscole, quando questi ampi tratti di penna si estendono a sinistra sono usati ad inizio parola e vengono chiamati svolazzi iniziali, quando invece si trovano sulla destra, vengono impiegati in finale di parola e chiamati svolazzi finali.


Quasi tutte le lettere maiuscole, ad eccezione di quelle tonde, presentano uno svolazzo iniziale.


A questi ampi tratti di penna si aggiungono inoltre dei veri e propri ornamenti che hanno come base il nodo d’amore (o simbolo dell’infinito) .
Lo svolazzo ornamentale, nella scrittura Cancelleresca o Italica, può essere aggiunto in testa al carattere proseguendo l’asta ascendente oppure sul piede allungando l’asta discendente.


La legatura, infine, è il tratto che unisce una lettera all’altra formando, di fatto, una nuova forma grafica e dunque un nuovo carattere.



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