Il fascino delle antiche carte decorate: carte Domino

A partire dal XV secolo, le carte decorate si adoperarono in tanti modi: per avvolgere mazzi di fiori, per il retro delle carte da gioco, per rivestire piccoli mobili ma anche per decorare scatole e rilegare libri. In Italia la tecnica preferita per realizzarle era la xilografia e, nello specifico, quelle decorate con piccoli motivi, presero il nome di carte Domino
Carta decorata domino

La produzione in Italia
a partire dal XV secolo

Nel vasto panorama delle carte decorate, non possiamo non citare le carte Domino, prodotte inizialmente in Francia, soprattutto a Troyes e nella zona di Rouen.
A partire dalla stampa a caratteri mobili (metà del XV secolo) le carte decorate si adoperavano in molteplici modi: dal semplice avvolgere mazzi di fiori, al retro delle carte da gioco; dal rivestimento di piccoli mobili, bauli e cassetti, alle pareti delle case; dal decorare l’interno e l’esterno di scatole, al rilegare libri (sia per le copertine che come fogli di guardia), e tanto altro.

In Italia la tecnica preferita per la produzione di carte decorate era la xilografia, il cui procedimento è rimasto pressoché invariato nel corso dei secoli: il disegno veniva intagliato su una tavoletta di legno lasciando le parti che si volevano inchiostrare in rilievo e scavando tutto il resto.
La matrice veniva poi inchiostrata sulle parti in rilievo con un tampone o un pennello, poi deposta e premuta col torchio o a rullo, sul foglio leggermente inumidito.

Per ottenere carte policrome, il sistema meno dispendioso e più semplice consisteva nel dipingere ulteriori dettagli a mano sul foglio stampato e asciutto, spesso con l’ausilio di mascherine. Un altro metodo era l’intaglio di tante tavolette per quanti erano i colori della decorazione; in questo caso ciascun legno veniva inchiostrato con colore diverso e stampato in successione.
Una volta asciutto, il foglio veniva ricoperto con sostanze come la cera che consentivano di fissarne e lucidarne la decorazione.

Stile decorativo

Esiste da subito un forte legame tra l’industria tessile e la produzione di carta xilografata e, nel Cinquecento, quando l’industria tessile italiana è al massimo della produttività, i disegni in grande formato erano infatti concepiti per l’arredo o per le stoffe da parati mentre i piccoli motivi, disposti in seminato o in file parallele, erano i soggetti principali delle carte decorate utilizzate anche in legatoria.
In Francia queste carte presero il nome di papier dominoté (carta Domino), e gli stampatori quello di dominotier (non è chiaro se con riferimento al gioco del domino o all’omonima cappa del costume in uso nel ballo in maschera).
Sono carte dagli schemi decorativi semplici, con fiorellini o disegni geometrici replicati, senza grandi effetti di colore, ispirate perlopiù agli ornati dei tessuti in seta, spesso monocrome in nero, seppia, giallo, blu e rosso mattone; venivano utilizzate appunto, per rivestire mobili, pareti ma anche per rilegare libri.

Papier dominoté usato per la sovracoperta e i risguardi, Parigi, 1748

Tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, l’influenza dell’industria tessile rivoluziona la decorazione delle carte decorate di tutta Europa con l’introduzione di motivi orientali, in particolare emergono lo stile persiano, indiano e cinese. I motivi fitomorfi, ramages di fiori e frutti, escono finalmente da una disposizione rigida e schematica per preferire un’impostazione decisamente più spontanea e libera che occupa tutto il foglio senza limiti di cornici o bordure.

Successivamente si passa da motivi stilizzati, derivati soprattutto dall’arte persiana, ad un certo realismo nella rappresentazione di motivi vegetali e animali con una maggiore cura per i dettagli.
In questo periodo gli stampi utilizzati per i tessuti, che inchiostrati e stampati su carta creavano i relativi campionari, vennero altresì utilizzati per decorare le carte.
Denominate chinzpapers, queste carte furono stampate soprattutto in Germania, Inghilterra e Italia e sono facilmente riconoscibili perché eseguite con colori a colla (qui puoi leggere un articolo sulla carta colla) e con elementi decorativi privi di schemi predefiniti per cui fiori, frutti, ramages, uccelli e insetti venivano disposti in modo estroso con colori vivaci quali rosso, azzurro, verde e giallo.

Stampatori italiani

Degli stampatori di queste carte poco è noto: ci sono soltanto pervenuti i nomi, o poco più, di coloro che firmavano i fogli prodotti: quali ad esempio Luigi Antonio Laferté a Parma, Carlo Bertinazzi (di cui qui potrai vedere un raro campionario) e Betuzzi a Bologna, Antonio Benucci a Firenze e Egidio Petit a Roma. I più celebri furono i Remondini di Bassano del Grappa che dal 1648 al 1860 affiancarono alla produzione di editoria povera e imagerie popolare quella di carte decorate di ogni genere. Le loro oltre 3000 matrici vennero acquistate alla chiusura della ditta da Ricci di Varese, il che spiega il nome di carte di Varese con cui questa produzione è oggi nota.

Nel corso dei secoli dunque, la decorazione delle carte xilografate si è notevolmente raffinata anche in Italia, con stampe policrome anche molto dettagliate ma il fascino discreto delle carte Domino è rimasto invariato nei secoli.

Carta decorata con la tecnica della xilografia, provvista di motivi ovali dal margine zigrinato ripetuti a formare ideali croci entro fiorami e fogliami su sfondo reticolato ottenuti con l’impressione di una matrice lignea su sfondo bianco rifinita a strafforo nei colori rosso, nocciola e verde
(ultimo quarto del secolo XVIII, verosimilmente eseguita in Emilia).


2 thoughts on “Il fascino delle antiche carte decorate: carte Domino

  1. Cara Anna, ogni volta mi sorprendi e mi arricchisci con i tuoi articoli. Interessante l’uso molteplice delle carte decorate a mano, in particolare mi affascinano i tessuti , con le papier dominoté. Mi piacciono anche i motivi floreali di tipo orientale. Mia madre era sarta per cui sono nata tra le stoffe e ammiravo le varie fantasie. Sempre piacevoli il video d’introduzione e i tanti esempi che posti lungo il corso dei secoli. Grazie.
    Un abbraccio e buon proseguimento!
    Rosella

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