
Oggi vi voglio presentare un personaggio davvero unico nel suo genere. La prima volta che mi sono imbattuta nei suoi lavori è stato nel 2021 (in piena pandemia!) e stavo cercando delle buste calligrafate da integrare nel mio articolo Lettere d’altri tempi – quando ancora si studiava calligrafia.
Avevo trovato 4 o 5 buste da lettera, molto diverse tra loro e con differenti stili di scrittura, tutte con lo stesso destinatario: Alan A. Blackman e questo mi ha incuriosita. In quel momento ho pensato ad uno scambio di buste tra calligrafi, così come si usa anche nel mondo dell’arte o dell’incisione e altri settori artistici ma ero molto lontana dalla verità. Quando poi ho provato a digitare questo nome sul motore di ricerca, son venute fuori alcune buste incredibilmente meravigliose! Avevano tutte un lettering originale e oserei dire ingegnoso.

Alan Abner Blackman, Happy birthday, cartoncino di auguri, 1980
Ma cosa si intende per lettering?
È un modo di sperimentare con i caratteri e le forme, dando spazio alla creatività per sviluppare nuovi modi di scrivere, pur mantenendo riferimenti alle scritture del passato. In sostanza, il lettering combina la tradizione storica con l’innovazione artistica, permettendo di esplorare e reinventare la forma delle lettere.
Chi è Alan Abner Blackman

Alan Abner Blackman (26 maggio 1928 – 6 giugno 2024) è stato un membro amatissimo del Friends of Calligraphy. Carl Rohrs, redattore della rivista Friends of Calligraphy, Alphabet, descrive Alan come “un artista e una persona assolutamente originale e singolare, che ha contribuito al Friends of Calligraphy in modi infinitamente diversi, leali e deliziosi”.
Alan si è avvicinato al mondo dell’arte della calligrafia come studente di brush lettering (calligrafia a pennello) al California College of Arts and Crafts di Oakland alla fine degli anni ’50. È stato redattore delle pubblicazioni al Friends of Calligraphy (1986-1988) e ha fatto parte del consiglio direttivo come Presidente, Segretario, Tesoriere e Consigliere. A partire dal 1976, ha tenuto corsi e workshop di calligrafia negli Stati Uniti e all’estero. Le sue buste del Primo giorno di emissione sono state esposte a conferenze nazionali di calligrafia nel 1986 e nel 1987 e al San Francisco Public Library nel 2015. Le sue opere sono apparse su Calligraphy Review, Letter Arts Review e Upper & Lowercase. Le sue opere fanno parte delle collezioni del San Francisco Public Library, del Letterform Archive e del National Art Library del Victoria and Albert Museum. Ha disegnato inoltre diversi caratteri, rilasciati da uno dei più grandi colossi informatici.







Alan Abner Blackman, dall’alto a sinistra: Alphabet, 1980; Star spangled, pannello, 1988; Calligrapher’s engagement calendar, copertina, 1996; Ab and the Pusseycat, libro fatto a mano, 1983; Our Father, con effetto diffrazione, 1986; Our Father, in stile cartellone pubblicitario, fine anni ’70; Our Father, in goffratura, 1985.
Purtroppo essendo una persona appartenente alla generazione precedente rispetto alla diffusione di internet, si possono trovare sul web solo alcune delle diverse centinaia di Buste da lettere che ha realizzato nel corso della sua vita, e solo perché alcune sono state oggetto di una mostra dal titolo Letters to Myself che si è tenuta nel 2015 presso la Jewett Gallery del San Francisco Main Library.
Ma andiamo con ordine perché questa è una storia davvero singolare.
36 anni di lettere spedite al figlio e a sé stesso
Nel 1968, Alan A. Blackman, già noto designer e calligrafo di San Francisco, ha iniziato a inviare buste calligrafate come sorpresa per il suo giovane figlio Stephen, che viveva a Berkeley. Blackman era stato un appassionato collezionista di francobolli da bambino e ricordava bene la grande emozione che suscitava in lui un nuovo francobollo, così come l’eccitazione di ricevere la propria posta personale.
“La mia prima busta risale al 1968. Avevo iniziato i miei studi di calligrafia una decina d’anni prima ed ero abbastanza competente nell’alfabeto corsivo e onciale.
Mio figlio Stephen, che all’epoca aveva undici anni, viveva dall’altra parte della baia, a Berkeley. Mi chiedevo se la passione per i francobolli lo avrebbe contagiato come aveva contagiato me. […]
I francobolli sono nel mio sangue fin dalla prima infanzia.
Io e mio fratello maggiore ci contendevamo fino alla morte le nostre collezioni di francobolli. Siamo cresciuti in una remota comunità rurale dello Stato di New York, ordinando i nuovi francobolli per posta. L’arrivo mensile di francobolli esotici e affascinanti era incredibilmente emozionante.”

Alla fine degli anni ’60, Blackman venne a conoscenza della possibilità di indirizzare lettere ai direttori degli uffici postali, per richiedere l’Annullo del primo giorno di emissione per i nuovi francobolli che, in questo modo, avrebbero riportato la data e il nome delle città emittenti. Ed è così che ha cominciato a scrivere una lettera al figlio e contemporaneamente una a sé stesso (probabilmente per implementare la sua collezione di francobolli), spedendole, all’interno di una busta esterna, ai direttori degli uffici postali di diverse città per poi riceverle, ognuna con l’Annullo postale della città che aveva emesso quel determinato francobollo.
Per una decina di anni la maggior parte delle buste, recavano gli indirizzi scritti in corsivo o in onciale, con inchiostro nero.
Durante gli anni ’70 però, i suoi orizzonti artistici si ampliarono molto, osservando gli stili di scrittura di Friedrich Newgebauer (Austria), Kennedy Smith (Inghilterra) e David Mekelburg (Los Angeles) che ebbero un profondo impatto sulla sua visione personale tanto da indurlo a iniziare ad usare il colore in modo più audace.






Contemporaneamente ha iniziato anche, ma in modo molto graduale, a trarre ispirazione dalle immagini presenti sui francobolli per creare il design delle buste. Nel corso degli anni, infatti, le sue buste calligrafiche sono diventate sempre più elaborate e tematiche.





Complessivamente, Blackman ha spedito circa 1.000 lettere ma da professionista consumato qual’era, ne ritenne solo 300 degne di essere esposte nella mostra, già citata, dal titolo Letters to Myself che si è tenuta nel 2015.
La mostra è stata dedicata alla memoria del suo amato figlio, Stephen Anthony Richard Blackman (1957-2012).
Ho occasionalmente utilizzato la mia collezione di buste come esempio didattico in corsi e seminari. È stata un’ossessione che ho coltivato per trentasei anni. L’ho abbandonata nel 2004. A quel tempo mio figlio Stephen era diventato adulto, si manteneva da solo come talentuoso cameraman televisivo, viaggiava per il mondo per lavoro e non viveva più in quella che fino ad allora era stata la sua casa d’infanzia. Non c’era più motivo per me di continuare, dato che nuove buste non sarebbero arrivate a lui. Credo che quando lascerò questo mondo, questa collezione sarà diventata la mia opera più importante. –Alan Abner Blackman

Alan A. Blackman ha avuto una lunga e ricca carriera come artista, calligrafo, designer di caratteri tipografici per Adobe, insegnante di lettering e tuttavia, a suo dire, la sua opera più significativa è stata proprio Letters to Myself e dopo aver visto questi piccoli capolavori non posso che essere d’accordo. E ora godiamoci le altre buste, altrettanto spettacolari, che sono riuscita a reperire sul web.
Buste calligrafate da Alan A. Blackman




































Quando vedo queste piccole meraviglie mi sorge sempre la stessa domanda: ma i postini… avendo queste buste tra le mani, cosa pensavano? E ancora… riuscivano sempre a comprendere chi fosse il destinatario?
Comunque questi magnifici esemplari di lettering sono il frutto di una passione per i francobolli e il desiderio di condividerla con il proprio figlio e mi piace pensare che l’universo abbia tramato affinché tutto ciò accadesse anche per poter giungere fino a noi. Oggi possiamo ammirare l’ingegnosità, la cura e la dedizione e perché no, anche la costanza che ha avuto Alan Abner Blackman nel creare questi piccoli grandi capolavori, con una media di 2/3 buste al mese per ben 36 anni. E che dire dei francobolli? Uno più straordinario dell’altro!





“Non tutte le buste erano “vincenti”. Ho scatole di buste non riuscite che apro raramente, il cui sfortunato contenuto non vede mai la luce del sole. I miei amici a volte mi chiedevano come riuscissi a mantenere un flusso così intenso e continuo di ispirazione. La mia risposta era che non era continuo. La mia creatività ha sempre seguito cicli di durata indeterminata e imprevedibile. Apprezzo i periodi in cui nascono idee meravigliose: progetti sorprendenti, di cui non ho mai visto niente prima. In quei momenti sono molto felice. Poi, per quanto mi sforzi di evitarlo, il cielo si oscura e un brivido pervade l’aria. […] Sono costretto ad aspettare – senza sapere quanto durerà l’inverno – l’arrivo della primavera. Forse una risposta più veritiera alla domanda di cui sopra è che ho imparato ad aspettare durante i periodi di frustrazione senza cedere alla disperazione.“

Ed ecco Mister Blackman in occasione della mostra Letters to Myself nel 2015. Alle sue spalle si possono intravedere alcune delle sue buste che sono fondamentalmente di due formati: cm 23×30 e 20×10.
Alan Abner Blackman adorava un motto di Samuel Beckett che ripropongo con piacere affinché possa essere da stimolo per tutti:
No matter. Try again. Fail again. Fail better.
Non importa. Riprova. Fallisci ancora. Fallisci meglio.
Questa storia mi riempie di tenerezza e allo stesso tempo di gratitudine perché è proprio grazie a persone come lui che, lavorando senza nessuno scopo recondito, abbiamo il piacere di ammirare e imparare che la calligrafia e la scrittura in generale, andando oltre i confini degli stili classici, ha una potenza comunicativa incredibile.
Grazie Mister Blackman per aver creato tanta bellezza!
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Cara Anna, oggi mi fai incontrare un Artista singolare ed unico: Alan Abner Blackmann, che ha scritto un gran numero di buste calligrafate, spesso traendo ispirazione dai tanti francobolli di cui era appassionato. Le buste sono capolavori di lettering. Sono tante e diverse che è difficile scegliere. amo i papaveri( è la stagione) e trovo la busta deliziosa!
Grazie di tanta bellezza!!!
Un abbraccio
Rosella
Cara Rosella, hai ragione, sono tutte molto belle, io le adoro tutte! Non riuscirei a sceglierne una! Grazie a te per essere passata e per aver lasciato un commento. Un abbraccio e a presto, Anna