Social che più social non si può!

Come nascono i miei articoli. Un pizzico di ironia sull’uso spasmodico di termini anglofoni e sugli strafalcioni pubblicati sui social network

Frequentare le piattaforme sociali presenti in rete, in questo periodo di confinamento è diventato quasi un rito per affacciarsi sul mondo.
Meglio dire social, è più breve e anche lockdown perché ci fa sentire molto più cosmopoliti.
Si vedono paesaggi, citazioni, opere d’arte e di artigianato. Proliferano lezioni gratuite e a pagamento su ogni ben di Dio.
Però mi raccomando, chiamateli tutorial!
E poi ci sono i seminari, sui più disparati argomenti.
– Seminari? Ma non si usa più, si chiamano webinar!
E poi musica e video di tutti i generi, poesie e drammi decantati dai migliori attori sulla piazza! E vogliamo parlare delle mascherine fai-da-te con i template da scaricare?

È l’era del web, lo sappiamo bene ma nonostante la facilità nel reperire informazioni di ogni genere, capita spesso di leggere anche molte sciocchezze e non mi riferisco alle notizie false.
Ops! Si chiamano Fake news che sbadata! A proposito secondo voi, si scrive ops, ups oppure oops?

Sto giocando con le parole e spero di essere riuscita a strapparvi un sorriso ma il succo è che nelle ultime settimane faccio davvero fatica a stare su una qualsiasi piattaforma sociale anche solo 10 minuti al giorno. Le poche notizie interessanti sono subissate da una serie di “rumori” che mi impediscono di vedere o leggere ciò che mi interessa.

L’eccessivo presenzialismo di tanti, che fino a qualche tempo fa postavano con regolarità più o meno settimanale, è ormai diventato quotidiano.
Chiunque sente il bisogno di essere “in diretta “, per dire la sua su qualsiasi argomento o semplicemente per far vedere cosa sta facendo.
Dilagano le polemiche, il copia-incolla di frasi fatte e vignette di ogni tipo, foto di torte e manicaretti con annesse ricette miracolose ma…
le persone continuano a morire in tutto il mondo!

Non posso credere che la gente non ci pensi.
Credo invece che ci sia uno scollamento tra le nostre emozioni più profonde e ciò che vogliamo/dobbiamo far vedere di noi. Io stessa faccio fatica ad esprimere il dolore, l’ansia e le mie inquietudini. Ormai viviamo tutti nella Fattoria del Mulino Bianco, dove vige la regola ferrea dell’essere/apparire positivi ad ogni costo.

Ma tornando al discorso sulle sciocchezze, c’è anche il rovescio della medaglia. Leggere qualche sfondone, a parte un leggero disappunto iniziale che non posso certo negare di avere, per questa debordante superficialità, per me diventa a volte, uno spunto per nuove riflessioni e in certi casi, per un approfondimento.

È così che nascono alcuni dei miei articoli – o li devo chiamare per forza post ?- ed è così che continuo ad imparare, perché quando sento o leggo degli strafalcioni su materie che mastico da anni o di cui sono appassionata, non mi scatta il desiderio di fare polemica ma nasce in me la voglia e il bisogno di capire da dove nascono queste fantasticherie e poi di approfondire ulteriormente l’argomento e, da questo punto di vista, la rete può essere davvero un ottimo strumento.
Altro rovescio della medaglia dunque, perché questo significa anche, che esistono ancora persone competenti e professionali che amano condividere contenuti e ricerche. Certo non è sempre facile reperire informazioni accreditate, occorre dedicare tempo e pazienza, spulciare su fonti anche internazionali, metterle a confronto e trarne le giuste conclusioni.
Ma ne vale la pena, sempre! Perché La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre (Albert Einstein).

Perché ho scritto questo articolo?

  1. Per rispondere a chi mi vorrebbe in diretta per qualche lezione di calligrafia (che farei volentieri per le persone che conosco, se solo avessi i mezzi tecnici adeguati);
  2. a chi lamenta la mia poca presenza sulle piattaforme sociali;
  3. a chi mi suggerisce di condividere maggiormente i contenuti del mio sito web per aumentarne la visibilità non sapendo che ha già degli ottimi riscontri;
  4. e infine perché leggendo l’ennesima sciocchezza ho deciso di scriverne un articolo ma poi il filo dei miei pensieri ha dirottato e ne è venuto fuori questo.

Vi lascio in buona compgnia con un classico d’eccellenza, per gioire qualche istante, nonostante il Covid-19.

Vedo cieli blu e nuvole bianche
il benedetto giorno luminoso, la sacra notte scura
e fra me e me penso, che mondo meraviglioso


2 thoughts on “Social che più social non si può!

  1. Sei forte, Anna! Con la tua sottile ironia hai ben descritto il mondo dei social a cui si contrappone il tuo bisogno di meditare e riflettere sulla bellezza del nostro mondo ( vedi il video e le frasi poetiche postate) e “ che la nostra mente funziona solo se si apre”.
    Grazie, cara amica.

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