Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto

Un cimelio di famiglia da riscoprire e rivalutare

Oggi ho per le mani un vero e proprio cimelio di famiglia. Il documento è datato 4 aprile 1970 il che significa che l’anno prossimo avrà ben 50 anni! Ed essendo un documento cartaceo, ovviamente ha su di sé tutti i segni del tempo.

Mio cugino Andrea volendo preservare questo documento appartenuto al nonno, mi ha chiesto di calligrafare i testi dattiloscritti che ormai sono sbiaditi. Ma il foglio presenta delle piccole lacerazioni in prossimità della piega centrale per cui dopo avergli chiesto il permesso, decido di rinforzarlo sul retro con carta giapponese.

Oggi, dopo aver reperito i materiali e preparato l’adesivo (metilcellulosa), comincio ad armeggiare intorno al foglio.
Prendo le misure, taglio la carta giapponese e intanto leggo: Il Presidente della Repubblica… ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto…
È una istituzione onorifica e cavalleresca italiana al fine di «esprimere la gratitudine alla Nazione» a tutti i soldati italiani che avendo combattuto durante la I guerra mondiale, avessero conseguito la Croce al merito di guerra recita wikipedia.

Medaglia d’oro e Medaglia di bronzo. Ho quasi paura a toccarle. Cerco di staccarle rimuovendo la spillatura sul retro del documento, delicatamente per non lacerare la carta ma la ruggine ha creato delle piccole protuberanze che ne impediscono la fuoriuscita.

Mi armo di pazienza e con una pinzetta cerco di far ruotare gli spilli su se stessi. Finalmente riesco a sentire che si muove e lentamente estraggo il primo.
All’improvviso un pensiero fa una capriola: sto maneggiando un foglio che ha quasi 50 anni e che è appartenuto ad un vecchietto con il cappello, perché me lo ricordo proprio così… un vecchietto con il cappello, sempre sorridente, seduto su una piccola seggiola impagliata che si divertiva a stupire noi bambini, facendo roteare con le labbra, il sigaro acceso dall’esterno all’interno della bocca e viceversa. Zio Andrea, il fratello di nonno Cosimo.
E mentre cerco di estrarre il secondo spillo, la mente vaga a quei tempi, ai pochi ricordi che ho di questo vecchietto, al suo sguardo languido, alla dolcezza del suo viso nonostante l’età e le pieghe della pelle, con tutto il dolore vissuto in guerra e nella vita, posato sulle sue piccole spalle e poi il suo grande sorriso sdentato… perché lui nonostante tutto continuava a sorridere.
È difficile pensare alla guerra oggi, ne sentiamo parlare quasi tutti i giorni. Ascoltiamo o leggiamo le notizie che la riguardano con il distacco di chi non sa cosa significhi… perché noi non sappiamo realmente cos’è. Noi non l’abbiamo vissuta ma loro si, i nostri nonni lo sapevano bene. E queste medaglie con il nastrino tricolore mi fanno pensare ad un’Italia che non c’è più…

Dopo aver staccato le medaglie, posiziono il documento su un telo di cotone e con uno spruzzino vaporizzo il retro con acqua. Una decina di minuti sono sufficienti affinché le fibre della carta si distendano e così anche le pieghe.
Stendo l’adesivo con pennellate che partono dal centro del foglio verso l’esterno della carta giapponese, posiziono il documento su di essa e con un tampone di tessuto lo faccio aderire perfettamente.
Inserisco il documento tra alcuni fogli di carta assorbente e dopo alcune ore è asciutto.

Perché la carta giapponese e la metilcellulosa.
La carta giapponese è costituita esclusivamente da cellulosa pura, è priva di collante ed è disponibile in diverse grammature. In base alla carta da riparare o rinforzare bisogna valutare la lunghezza delle fibre che garantiscono una migliore qualità di resa e lo spessore che dovrà essere simile a quello delle carte da restaurare.
La metilcellulosa, ha una buona adesività, un’ottima trasparenza senza formazione di film, è molto elastica, innocua per la carta, inalterabile nel tempo, resiste ai microrganismi ed è reversibile. Alcuni preferiscono usare l’amido alla metilcellulosa per il suo maggiore potere adesivo e perché ritenuto chimicamente più simile alla natura della carta ma è facilmente attaccabile dai microrganismi quindi il suo impiego è da valutare molto attentamente.

Quando il documento è perfettamente asciutto, posso finalmente scrivere i testi e riposizionare le medaglie con un punto di filo refe e procedere con l’incorniciatura conservativa. I margini della carta giapponese sono volutamente più ampi del documento e li utilizzo per fissare il documento su un cartoncino acid free con un nastro Filmoplast. Taglio un passe-partout sempre acid free da 3 mm così che il documento non stia a contatto con il vetro. Ora non resta che scegliere la cornice e sigillarla sul retro con della carta fiorentina o simile per tenere lontani i microrganismi.

Questo è un metodo abbastanza semplice per cercare di preservare dei documenti a cui teniamo, ovviamente per fogli più danneggiati o libri antichi, occorre rivolgersi ai professionisti del restauro della carta e del libro.

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