La Cancelleresca

Il corsivo italiano cambia la storia della scrittura


Nell’articolo sull’evoluzione della scrittura (che potete leggere qui) abbiamo visto come Niccolò Niccoli agli inizi del 1400, elabora l’Uumanistica Corsiva che anticipa la scrittura cosiddetta Italica.


Contemporaneamente all’Antiqua umanistica e sempre a Firenze infatti, prende forma un tipo di scrittura corsiva, comunemente in uso tra i mercanti, per gli atti notarili ma anche nelle cancellerie sovrane, vescovili e signorili e che verrà in seguito chiamata Cancelleresca o Italica.


Divina Commedia, XIV secolo

Se prima dell’avvento della stampa a caratteri mobili, avvenuta nel 1455, lo scrivere libri a mano era indispensabile e lo scriba spesso era un operaio malpagato che in genere non sapeva leggere nè scrivere, in seguito la lettera manoscritta diventa una manifestazione di virtuosismo e una testimonianza di raffinatezza, buon gusto e agiatezza. Per questo motivo nasce la figura del maestro calligrafo e compaiono i primi trattati in materia.
Tutto ciò garantì alla scrittura cancelleresca una grandissima diffusione tanto che alla fine del 1500 era l’unica grafia usata in Italia.

Tra i maestri di scrittura del periodo rinascimentale, vi sono:
Ludovico Vicentino degli Arrighi,
Giovanni Antonio Tagliente,
Giovan Battista Palatino,
Ferdinando Ruano,
Vespasiano Amphiareo e
Giovanni Francesco Cresci,
tutti pubblicano dei manuali calligrafici.

Nel 1522, Ludovico Vicentino degli Arrighi, uno scrivano papale, pubblica il suo primo manuale di calligrafia a Vicenza. La sua “Operina da imparare di scriuere littera cancellarescha” 
è tuttora un libro di riferimento per chi si vuole cimentare con il carattere italico o cancelleresca. Questo tipo di corsivo, è il primo dei sei che Arrighi progetterà. Un secondo manuale è dell’anno successivo.

Libro di Lodovico degli Arrighi, detto Il Vicentino
Alfabeto di Lodovico degli Arrighi, detto Il Vicentino

Del 1524 è la prima stampa del manuale “Lo presente libro insegna la vera arte delo excellente scribere de diverse varie sorti de litere” di Giovanni Antonio Tagliente dove mostra la sua superba padronanza nell’uso della penna. Egli insegnava a “scrivere” ai diplomatici presso la Cancelleria veneziana.

Cancelleresca, Giovanni Antonio Tagliente
Le lettere cancelleresche, Giovanni Antonio Tagliente

Giovanni Antonio Tagliente pubblicò anche altri tipi di scritture, alcune delle quali vengono riportate di seguito.

Lettera Fiorentina, Giovanni Antonio Tagliente

Lettera Fiorentina bastarda, Giovanni Antonio Tagliente

Lettera Bollatica, Giovanni Antonio Tagliente

Lettera Imperiale, Giovanni Antonio Tagliente

Giovan Battista Palatino 
è stato il più prolifico disegnatore nella prima metà del XVI secolo disegnando 29 diversi alfabeti calligrafici, non solo latini, ma anche in ebraico, arabo, greco, egiziano, siriano, indiano. 
Nel 1540 ha pubblicato uno manuale di istruzioni dei caratteri intitolato: “Libro nuovo d’imparare a scrivere”, comprendente tutti i suoi lavori.

Libro nuovo d’imparare a scrivereGiovan Battista Palatino

Maiuscole cancelleresche, Giovan Battista Palatino

Nel 1550 lo spagnolo Ferdinando Ruano, “scriptore” della Biblioteca Vaticana, pubblicò i “Sette alfabeti di varie lettere formati con ragion geometrica” e la “Lettera cancelleresca formata”, quest’ultima, incisa e fusa nel 1926 dalla Società Nebiolo di Torino su consiglio di Raffaello Bertieri che ne disegnò le maiuscole e i numeri, mancanti nell’originale. Questa cancelleresca che per alcuni piega lo stile gotico alle armonie calligrafe, per la sua originale impostazione verticale, si distingue nettamente dagli alfabeti corsivi creati dagli altri calligrafi rinascimentali.

Lettera cancelleresca, Ferdinando Ruano
Minuscole cancelleresche, Ferdinando Ruano

Vespasiano Amphiareo, frate conventuale di Ferrara, pubblica nel 1555 il suo manuale “Opera di frate Vespasiano Amphiareo da Ferrara dell’ordine minore conuentuale, nella quale si insegna a scriuere varie sorti di lettere, et massime vna lettera bastarda da lui nouamente con sua industria ritrouata … Poi insegna a far l’inchiostro…” e nel 1566 pubblica “Opera nella quale s’insegna a scriuere varie sorti di lettere … Aggiuntoui di nuouo due bellissimi alphabeti di maiuscole”.

Vespasiano Amphiareo

Littera bastarda, Vespasiano Amphiareo

Con l’introduzione della penna di tacchino (animale nativo delle Americhe) che permetteva un’affilatura più appuntita della punta, uno scrittore vaticano, Giovanni Francesco Cresci, inventò un nuovo tipo di scrittura che illustrò al pubblico nel 1560 con la pubblicazione di un libro.

Caratteristiche peculiari di questa scrittura, detta comunemente Bastarda o Cresciana, sono la forte inclinazione e la totale legatura delle lettere: la parola appare come realizzata da un filo continuo. Per permettere questo, le lettere cambiano forma a seconda di come sono legate alle vicine e in funzione del fatto di trovarsi all’inizio, dentro o alla fine della parola. Il tratto non cambia spessore mantenendosi omogeneo: si ispessisce solo all’estremità delle ascendenti.

Il perfetto scrittore, Giovanni Francesco Cresci

Giovanni Francesco Cresci

Cancelleresca cresciana

La scrittura corsiva del Cresci si diffuse rapidamente in tutta Europa, anche per il fatto che il suo tratto filiforme si prestava ottimamente alla stampa in calcografia da lastra di rame che veniva incisa con uno strumento appuntito (il bulino).
In Francia la Cancelleresca Bastarda conobbe grande fortuna nel suo aspetto più decorativo ed esasperato, tanto che nel 1760, nella parte de L’Encyclopedie di Diderot & D’Alembert dedicata all’Art de l’écriture, il calligrafo Paillasson la descrive e analizza come uno dei pochi esemplari, di scrittura di massima diffusione.

Cancelleresca bastarda francese

In Inghilterra, in funzione dell’ambiente commerciale in cui prese campo, la Cancelleresca perse gli eccessivi orpelli di scuola francese per lasciare il posto ad una scrittura elegante, sinuosa e molto leggibile, dando vita ad una grafia internazionale usata ancora oggi. Chiamata in patria Copperplate (per il uso inciso a bulino su lastra di rame, dagli stampatori), in Italia è conosciuta come Corsivo Inglese.

Scrittura italiana posata (corsivo inglese)

Corsivo inglese

La Cancelleresca fu usata molto a lungo e, dopo una breve parentesi dovuta all’introduzione del pennino metallico (avvenuta con la rivoluzione industriale, nella prima metà del 1800) e alle grafie che questo permetteva, fu recuperata grazie all’opera di appassionati inglesi, padri della calligrafia moderna e, a tutt’oggi, è considerata uno degli “attrezzi” fondamentali del calligrafo.

Per molto secoli il corsivo è stato un modo di scrivere frettolosamente, quasi sottobanco rispetto alla scrittura ufficiale del momento. La Cancelleresca modifica il significato del termine, diventando essa stessa una scrittura ufficiale a tutti gli effetti.
Oggi parlando di corsivo non ci riferiamo più alla sua funzione, ossia allo scrivere velocemente ma lo identifichiamo immediatamente con una grafia inclinata verso destra. Tutti i caratteri (font) italic, presenti nei nostri computer, derivano infatti, proprio dalla Cancelleresca.

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