La passione per i pennini

Deianira • Anna Ornella Dell'Acqua


 

La prima volta che ho visto e usato un pennino, successe una cosa straordinaria: la mia mano sapeva cosa fare senza che io pensassi a nulla. Sembrava quasi che fosse guidata da qualcun altro o che avesse vita propria.
Lei andava avanti, tratto dopo tratto, punto dopo punto, per ore, per giorni interi, instancabilmente, sapendo perfettamente come muoversi e dove voleva arrivare.
Era come se quello strumento prendesse vita attraverso la mia mano. Una sensazione surreale!

Per anni sono andata a caccia di pennini. Ovunque andassi, in qualunque paese e città, cercavo vecchie cartolerie e un paio di volte mi è capitato addirittura di trovarne molti, di diverso tipo e ancora nella loro deliziosa scatolina originale come quella che vedete in foto (l’unica che mi sia rimasta).

I maggiori produttori di pennini si trovavano a Birmingham in Gran Bretagna

Non si sa bene chi l’abbia inventato (se qualcuno ne ha notizia potrebbe aggiungerlo nei commenti) ma i primi pennini in metallo cominciarono a circolare nella prima metà dell’Ottocento ed erano molto rigidi, fino ad allora si usavano le penne di uccello. Successivamente furono applicate delle incisioni laterali e un foro di aerazione al termine della fenditura centrale che ne aumentarono l’elasticità.

I pennini sono costituiti, nella maggioranza dei casi, da una lega contenente ferro che li rende molto flessibili (ideali infatti per scrivere il corsivo) ma più suscettibili all’azione corrosiva dell’inchiostro. Per questo motivo hanno un trattamento in superficie che ne ritarda l’ossidazione. Questa patina protettiva deve essere rimossa prima dell’utilizzo passando la punta su una fiamma da entrambi i lati. Ci sono poi, pennini in rame (soprattutto punte tronche), acciaio, e più raramente in bronzo, argento e oro. I pennini di acciaio inossidabile invece sono molto più recenti, si sono diffusi in Europa solo nella prima metà del Novecento ma non sono altrettanto flessibili.

 

Che meravigliosa sensazione poter scegliere tra decine e decine di punte diverse, ognuna con una sua peculiarità, ognuna col suo segno distintivo, intingerla nell’inchiostro e ammirarne il tratto: sottile o spesso, morbido o compatto, fluido o graffiante.

L’odore dell’inchiostro,
la sua lucentezza sul foglio appena tratteggiato e non ancora asciutto
e l’inevitabile goccia che puntualmente cade
macchiando inesorabilmente il foglio,
tutto questo per me, è puro incanto.

Poi cominciai a studiare l’arte della bella scrittura con il grande Jean Larcher (Francia 1947-2015), maestro indiscusso del Lettering, calligrafo di fama internazionale, straordinario e inimitabile nei suoi virtuosistici ghirigori nel Corsivo inglese ed è proprio a lui che devo la mia passione per la bella scrittura. La Cancelleresca, il Corsivo inglese, la Bastarda (variante del Gotico), la scrittura Gestuale a pennello, la Capitale Romana e l’Embossing  (scrittura a rilievo). E infine il Gotico (Fraktur) studiato invece con la nota calligrafa tedesca Katarina Pieper.

Jean Larcher
Jean Larcher mentre ci illustra come realizzare un libro d’artista

Imparai finalmente ad utilizzare i pennini a punta tronca, ne avevo tanti, con serbatoio e senza ma fino a quel momento, tutte le volte che avevo provato a utilizzarli non avevo avuto mai un gran successo. Jean consigliava gli Speedball (serie C, nella foto in basso, sono le otto punte sulla destra con il serbatoio dorato) e credo che in effetti siano i migliori ma il segreto per poter scrivere con questo tipo di punte è conoscerle, saperle tenere in mano nel modo giusto, saperle affilare quando occorre (è sufficiente passare la punta su una pietra pomice infatti, per migliorarne il tratto) e soprattutto pulirle bene per evitare che ruggine e ossidazione li distruggano per sempre. Gli inchiostri infatti sono molto corrosivi, per cui è consigliabile pulire spesso il pennino mentre si lavora (è sufficiente asciugare l’inchiostro di tanto in tanto, con un tessuto di cotone) affinché non si creino incrostazioni e accumuli e poi alla fine del lavoro, lavarli accuratamente con acqua e sapone di Marsiglia.

Se qualcuno vuole condividere ulteriori approfondimenti, qualche piccolo segreto del mestiere o aggiungere qualche suggerimento è il benvenuto!

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